My “Comfort Zone Line”
“Abbiamo paura a tuffarci da qui.”
Ho ripreso a scrivere. Dopo qualche anno di tentativi a singhiozzi, molti mesi di lacrime e singhiozzi veri, e circa cinque ere geologiche trascorse nel cuore. Si sono estinti i dinosauri, assieme agli uomini che hanno voglia di spendersi nel corteggiare. Si è estinta la Tigre del Caspio e la mia rassegnazione. Si anche lei.
Ho provato a tenerla in vita. A dirle di aspettare ad andare via. Che sarebbe arrivato il momento in cui sentirla scorrere nelle vene sarebbe stato amaro, certo, ma pur sempre un sentimento nobile, che contro ogni previsione mi avrebbe riallacciata alla vita vera, quella ben meno rischiosa e più raccomandabile dei “piedi per terra”.
Invece no. La mia rassegnazione è andata via assieme a tutto il resto e ha lasciato qui un gomitolo di sogni che non so più come giustificare, senza farlo sembrare grottesco su una donna di trent’anni.
Ci ho provato signori. Che altro posso fare. Se ognuno paga un prezzo per l’amore, sbilanciato o meno, direi che questo è il mio. Tuttavia, in questi giorni di reclusione forzata e grasse seghe mentali fissando il pavimento, ho ritrovato questo salvagente. La scrittura. E si sa: in alto mare non si conoscono pudori. Ci pensa il buon vecchio istinto animale a rimettere a posto le cose. Sta di fatto che tra un bollettino di guerra e l’altro, ho preso in carico una missione: trovargli dei meriti a sto benedetto Coronavirus. È cosa certa che parleremo di lui ancora per molto: il debito pubblico, la disoccupazione, casi vari di stitichezza sentimentale (“Ma no gli piaci. È che è ancora angosciato per la storia del virus. Per questo non ti chiede di uscire”), o impreparato all’interrogazione (La Pandemia Mondiale del XXI secolo, Capitolo 25, Paragrafo 1, pagina 176).
Perciò ho deciso che avrei impiegato questo tempo per qualcosa che mi obbligasse a ricordare questi mesi diversamente da come l’opinione pubblica e i libri di scuola li racconteranno per sempre. Sono rientrata nella scatola in cui conservo tutte le cose irragionevoli che mi appassionano e che anni fa ho spinto sull’ultimo scaffale in alto per cercare un buon lavoro e un’indipendenza assoluta. Ci sono rientrata e ho ritrovato la mia Comfort Zone. Per definizione, una dimensione esclusiva nella quale navigo senza bussola e senza timore di schiantarmi.
Sono tuttavia una persona molto diversa dalla fanciulla che ha scritto la sua prima pagina di diario a scuola media. Come dicevo in apertura: sono trascorse cinque ere geologiche nel cuore. Non servirà a molto continuare a scrivere per me stessa, rileggermi dopo tempo, e autointenerirmi per le visioni del mondo che ho avuto vivendo. Questo blog nasce per mettere in condivisione tutto ciò di cui vorrò raccontarvi.
Vi lascio delle istruzioni per l’uso: ci saranno le persone, ci sarà sempre l’amore e moltissime parolacce. Lancerò una miriade di immagini, perché io ricordo le cose soltanto così, e anche moltissime metafore, che sembreranno tra loro a volte non avere un senso. Ma ce l’hanno: per favore, tornate indietro e rileggetele. Al secondo giro va sempre meglio. Ci saranno storie vere e mezze verità. Ma mai bugie. Questo ve lo prometto.
Scrivere è mio, ma non condividerlo. Per questo Comfort Zone Line: ci sono dentro, ma poco fuori. Sono sulla linea della mia dimensione, indossando l’abito preferito in un modo in cui non l’avevo mai indossato prima.
In un mondo dove i soldi sono la chiave per il paradiso, le elezioni un’ottima occasione per comprare voti e vendere posti di lavoro, in un mondo dove tutto ha un prezzo, anche quando un euro per un bagno pubblico non valgono una pipì seduta comodamente sul cerchio, mi chiedo: anche l'amore ha un prezzo?
Si può dare un valore a ciò che siamo disposti a concedere in una relazione, a quello che vogliamo ricevere? E se fosse così, vale qualcosa un amore sbilanciato? Vale più o meno di un amore perfetto? Più o meno di un amore a metà? Qual è il vero prezzo dell'amore?
“Abbiamo paura a tuffarci da qui” diceva Fede su quella linea. Sul ciglio della scogliera di Cala Mariolu. C’è voluta un’ora per raccogliere il fiato, l’incoscienza e il coraggio di sprofondare senza ammortizzatori nel vuoto. Ma poi l’abbiamo fatto. E con quell’atto di libertà e strafottenza per il pericolo, è stata vita.
Buona lettura sognatori.
Lucia